Comunicato dell'Associazione PU.RI Ciao, siamo un gruppo di ragazzi di 17 anni. Abbiamo deciso di scriverVi per spiegare il motivo della nostra donazione (spedita in data 21/01/05). Poco tempo fa infatti la nostra comunità di Avio (TN) è stata scossa da una grave perdita che ci ha colpito la vigilia di Natale. Un nostro caro amico e compagno di scuola ci ha lasciati in un grave incidente stradale. Ci siamo cosi riuniti per cercare di superare questo dolore e abbiamo deciso di fare qualcosa di utile per ricordare Francesco. Siamo così venuti a conoscenza della Vostra associazione tramite internet. Volevamo richiedere delle informazioni aggiuntive riguardo alle modalità con cui utilizzerete la nostra donazione. Ci piacerebbe mantenere i contatti, Vi ringraziamo molto, in attesa di risposta Vi salutiamo cordialmente. Con questa lettera, che ci ha profondamente turbati e gratificati, alcuni ragazzi si sono messi in contatto con la nostra associazione. Presto faremo la loro conoscenza diretta, poichè nella serata del 11/5/2005 incontreremo la comunità locale di Avio e nella mattinata del 12/5 faremo una lezione di educazione stradale nelle scuole medie. Assumeranno il ruolo di relatori/docenti Giuseppe Raduano (presidente della onlus PU.RI, padre di Andrea), Nicola Gazza (giovane disabile, vice-presidente della onlus PU.RI) e Bartolini Roberto (giovane associato, cantautore, amico di una giovane vittima della strada). Mentre stiamo organizzandoci per la trasferta in Trentino Alto Adige, con un po' d'amarezza facciamo le seguenti riflessioni:
Per un motivo o per un altro gli incidenti stradali sono quasi sempre dovuti ad errori umani, spesso di altre persone. Ma per le loro conseguenze, frequentemente tragiche, il discorso cambia, perchè se esistesse un maggiore senso di responsabilità da parte di certe istituzioni, ci sarebbero meno famiglie devastate da lutti o gravi disabilità. Alberi o pali in posizione pericolosa, buche non segnalate, strade sottodimensionate, carenza di piste ciclabili, segnaletica errata o dimenticata, assenza di reti di protezione sui viadotti, errori di progettazione, strade costruite all'insegna del risparmio e della speculazione, inadeguatezza dei controlli, guard rail ghigliottina o cordoli a spigolo, mancato rispetto dell'obbligo d'insegnamento dell'educazione stradale nelle scuole, abuso di alcol tollerato per ragioni di gettito fiscale o per salvaguardare precisi interessi economici ecc. ecc.. Sono solo alcuni esempi delle tante concause che possono provocare una tragedia stradale, però nella maggior parte dei casi nessuno risponde degli errori o delle inadempienze. Ma non è tutto. E' risaputo che "il guadagno aguzza l'ingegno", così diverse amministrazioni, dopo aver progettato e realizzato infrastrutture inadeguate riescono a trarne anche dei vantaggi, piazzando gli autovelox dove rendono di più: spesso su quelle stesse strade costruite e mantenute con vergognosi standard di sicurezza. La definizione di "incidenti stradali" porta a pensare alla fatalità, ma spesso si dovrebbe parlare di omicidi stradali.
Bisognerebbe denunciare certe situazioni o certi comportamenti prima che ci scappi il morto od una grave menomazione. Se non lo fa chi ha l'obbligo di vigilanza, dovrebbe farlo la gente comune, altrimenti ci si rende complici delle conseguenze.
La Romagna, nelle rilevazioni statistiche pubblicate dal quotidiano "Il Sole 24 Ore" nel Dicembre 2003, guidava con largo margine la classifica nazionale delle vittime della strada in rapporto ai mezzi circolanti, ma in pochi se ne sono preoccupati. La maggior parte della gente ignora questo triste primato e molti personaggi pubblici sembrano voler esorcizzare la cruda realtà con valutazioni rassicuranti, con incontri tematici ad impatto gradevole, con l'autocelebrazione dei propri meriti (trascurando però gli aspetti più controversi), con tante chiacchere e buoni propositi. La gente ascolta volentieri ciò che vuole sentirsi dire e forse per questo motivo premia con maggiori consensi coloro che meglio anestetizzano le loro paure. La voce di certe associazioni è meno accattivante ed il loro impegno in favore della sicurezza stradale e del dopo incidente è spesso guardato con diffidenza, se non scoraggiato. La loro voce è fuori dal coro. Ecco perchè l'associazione PU.RI ormai non svolge più lezioni di educazione stradale nè promuove convegni sulla sicurezza stradale in Romagna, ecco perchè i volontari dell'associazione vanno spesso in trasferta. Non intendiamo gufare, ma, se non ci saranno correttivi, una famiglia su dieci avrà un morto o un disabile grave all'interno delle mura domestiche per colpa di un "incidente" stradale. Non servono gesti scaramantici, ma bisogna fermare questo massacro, a cui ci si è assuefatti, con azioni concrete. Ogni singola persona ha il dovere morale e civile di assumere un ruolo attivo, perchè non succede solo agli altri. Dimostrare solidarietà e sostegno a certe associazioni o a certe iniziative può provocare imbarazzo od inimicizie, ma l'indifferenza e l'inerzia possono anche uccidere. Non è il titolo di un film, nè si presta a fraintesi, ma assume un senso preciso l'appello con il quale concludiamo questo comunicato: Troppi omicidi sulle strade ... e le mamme stanno a guardare.