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Dario Fo ... Sic transit gloria mundi!
08/03/2006 0.15.34
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Parlare del Nobel a Dario Fo è quasi deprimente, perché? Lo stesso riconoscimento è stato assegnato ad artisti di calibro discretamnente superiore. Qualche esempio? Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale. È più o meno come paragonare il mio stile di guida a quello di Micheal Schumacher. Se Dario Fo è, a mio avviso, sopravvalutato dal punto di vista letterario tanto più è sopravvalutato dal punto di vista politico. Quali sono le grandi idee partorite dal "giullare"? Un esempio di letterato impegnato in politica? Gabriele Dannunzio. Vogliamo fare un piccolo confronto ricordando il volo su Trieste?Appurato che nemmeno nel Suo lavoro Dario Fo merita il prestigio assegnatogli passiamo ad analizzare la questione politica. Che dire de Dario Fo politico? È difficile da dire, idee? Poche ma certamente molto confuse, sono abbastanza rattristato dalla pochezza politica non solo dell'illustrissimo Dario Fo ma di tutta la sinistra che, fino ad ora, si è comportata tristemente. Proposte? Nemmeno l'ombra, allora che fare? Critiche a tutto spiano ... Le critiche non portano a nulla? Allora si può organizzare un bel girotondo ... E se il girotondo no porta a nulla? Allora la sola cosa che rimane da fare è menare le mani. Geneticamente non posso soffrire il comunismo, la sola idea di base mi ripugna. Uguaglianza? No grazie! Io sono molto diverso da tutti gli altri, ho delle mie idee, delle mie questioni ed esperienze assolutamente personali, si trebbe obiettare che si parla di uguaglianza economica ... Ma il comunismo non riguarda soltanto l'economia, riguarda il tutto di un essere umano. Morale, denaro, lavoro, speranze e credo religioso. Religione come oppio dei popoli? Con che diritto qualcuno pensa solo di potermi imporre di abiurare quello che di più profondo si trova nel mio animo? Non si tratta solo di cristianesimo, anche islam ed ebraismo sono trattati alla stessa stregua. La sola cosa che mi aspetto dalla sinistra è che mi spieghi come può anche solo compredere il concetto di Democrazia colui che fino a qualche tempo fa parlava convintamente di dittatura del proletariaro. Volete il comunismo? La social democrazia? Fate due passi a Praga, in piazza San Venceslao, tra un casinò e l'altro si può scorgere la tomba di un povero cittadino che, pur di liberarsi dall'oppressione rossa si è dato fuoco, ed anche in Cina si sprecano gli esempi ... Giosuè Carducci Giuseppe Mazzini Qual da gli aridi scogli erma su 'l mare Genova sta, marmoreo gigante, Tal, surto in bassi dí, su 'l fluttuante Secolo, ei grande, austero, immoto appare. Da quelli scogli, onde Colombo infante Nuovi pe 'l mar vedea mondi spuntare, Egli vide nel ciel crepuscolare Co 'l cuor di Gracco ed il pensier di Dante La terza Italia; e con le luci fise A lei trasse per mezzo un cimitero, E un popol morto dietro a lui si mise. Esule antico, al ciel mite e severo Leva ora il volto che giammai non rise, -Tu sol-pensando-o ideal, sei vero. Luigi Pirandello Pianto di Roma E come in campo o per sentieri schivi, di tra le selci mal commesse, l 'erba dunque sorgea per le tue vie? Dormivi, tu Roma, allora, chiusa in te, superba, e sol quei fili d 'erba erano vivi. Dell 'alto sonno suo parea volesse fruir la Terra; e già destava, sotto le selci, le sue zolle a lungo oppresse dal tramestío o del viver tuo trarotto. Oggi, un fil d 'erba; doman, qui, la messe. Altre città cosí, dove fermento fu già di vita e allo splendor compagna la gloria, si riprese ella: Agrigento! Soli or due templi in mezzo alla campagna: null 'altro. Alberi e zolle. Anima, il vento. Ah, meglio, o Roma, se anche in te compiuto la terra avesse l 'opera sua lenta! Salve sol le rovine, e il resto un muto campo! Meglio se fosse all 'aura intenta un popolo di querci qui cresciuto! Un popolo di nani ora t 'ha invasa e profanata, osando, o Roma, dentro il tuo grembo divino la sua casa, covo d 'ignavia, erigere, e far centro te d 'ogni sua miseria. E l 'erba ha rasa; l 'erba che, mentre t 'obbliavi assorta nel tuo gran sogno, timida spuntava; l 'erba che certo non sarebbe corta sempre rimasta al pari dell 'ignava turba che la divelse. Ah, di te morta, meglio le querci, o Roma, e il faggio e il pino alto stormenti avrebber nella notte favellato al commosso pellegrino, sacri fantasmi suscitando a frotte dal tuo mistero: bosco, tu, divino. Ostia per voi, Ostia per voi, pezzenti nani, bastava. La grandezza enorme di Roma come non vi fe ' sgomenti? Sia della Terra la Città che dorme! Un bosco. E sopra, l 'ala ampia dei venti. Salvatore Quasimodo Il mio Paese è l'Italia Più i giorni s'allontanano dispersi e più ritornano nel cuore dei poeti. Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno con le colline di cadaveri che bruciano in nuvole di nafta, là i reticolati per la quarantena d'Israele, il sangue tra i rifiuti, l'esantema torrido, le catene di poveri già morti da gran tempo e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani, là Buchenwald, la mite selva di faggi, i suoi forni maledetti; là Stalingrado, e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta. I poeti non dimenticano. Oh la folla dei vili, dei vinti, dei perdonati dalla misericordia! Tutto si travolge, ma i morti non si vendono. Il mio paese è l'Italia, o nemico più straniero, e io canto il suo popolo, e anche il pianto coperto dal rumore del suo mare, il limpido lutto delle madri, canto la sua vita. Eugenio Montale Non chiederci la parola … Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato. Ah l'uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro! Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Scritto da:
Stefano Piantoni
(IP
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